Quando il treno da Fiumicino verso Roma si ferma alla stazione Trastevere vengo preso da una forte tentazione di scendere per andare a prendere il tram e andare alla mia vecchia casa.
Ma non scendo. Troverei un portone chiuso, le cose cambiate e qualcun altro ad occupare quell'appartamento.
Tutto ciò non avviene certo perché sono particolarmente affezionato a quella casa. Il motivo credo stia nel fatto che tutti i periodi passati della mia vita mi paiono più felici e spensierati del recente passato o del presente.
E questo è davvero un guaio, perché mi fa rassegnare all'idea che la mia vita sarà sempre peggio.
Il mio approccio pessimista trova un'ulteriore e dolorosa conferma di fondatezza. Una vera e propria tragedia.
mercoledì 21 marzo 2012
lunedì 20 febbraio 2012
Mettersi in discussione
In questo periodo ho bisogno di mettermi in discussione. Sento la necessità di mettere in discussione molte delle cose che hanno contraddistinto gli ultimi dieci anni della mia vita.
Ma cosa c'è stato prima di questi ultimi dieci anni? E' stato tutto così intenso ultimamente che quasi mi riesce difficile capire cosa c'è stato prima.
Non c'è niente di meglio di un periodo di crisi generale per mettere in crisi se stessi. L'esercizio risulta meno doloroso e meno faticoso. Sono tutti in crisi, ci si dice, lo sono anche io. Posso affrontare questa crisi con la speranza che il mio dolore venga alleviato dal dolore più complessivo che investe milioni di persone.
Metto in crisi persino aspetti fondanti della mia cosiddetta "identità".
Cosa mi contraddistingue?
L'essere uomo, bianco, giovane, libertario, di sinistra, attivista, europeista, filantropo, pessimista.
Metto in discussione tutto ciò, perché mi rendo conto che poi a un certo punto sarà troppo tardi per poterlo fare. Sono lussi che ci si può concedere a una certa età.
Mi abbandono per un attimo al flusso di coscienza che mi pervade in questo momento e mi slego dal contenuto di questo post per dire che era molto meglio scrivere nei periodi di profondo travaglio interiore. Era più semplice. Il dolore rende più creativi. Così è tutto davvero più complicato.
E mi emoziono ultimamente. Mi emoziono nel vedere una persona che è andata a vivere molto lontano. In quel paese dove mi sarei voluto rifugiare pur di non riconoscere me stesso. Che travaglio interiore…
Mi emoziono nel vedere me stesso nel lontano passato e riconoscere in quel processo di democratizzazione il futuro. Alcune persone che non ci sono più, hanno lasciato un segno profondo. Chissà se sarò capace di portarmi appresso alcuni pezzi della loro eredità. Decido di provarci.
Ma cosa c'è stato prima di questi ultimi dieci anni? E' stato tutto così intenso ultimamente che quasi mi riesce difficile capire cosa c'è stato prima.
Non c'è niente di meglio di un periodo di crisi generale per mettere in crisi se stessi. L'esercizio risulta meno doloroso e meno faticoso. Sono tutti in crisi, ci si dice, lo sono anche io. Posso affrontare questa crisi con la speranza che il mio dolore venga alleviato dal dolore più complessivo che investe milioni di persone.
Metto in crisi persino aspetti fondanti della mia cosiddetta "identità".
Cosa mi contraddistingue?
L'essere uomo, bianco, giovane, libertario, di sinistra, attivista, europeista, filantropo, pessimista.
Metto in discussione tutto ciò, perché mi rendo conto che poi a un certo punto sarà troppo tardi per poterlo fare. Sono lussi che ci si può concedere a una certa età.
Mi abbandono per un attimo al flusso di coscienza che mi pervade in questo momento e mi slego dal contenuto di questo post per dire che era molto meglio scrivere nei periodi di profondo travaglio interiore. Era più semplice. Il dolore rende più creativi. Così è tutto davvero più complicato.
E mi emoziono ultimamente. Mi emoziono nel vedere una persona che è andata a vivere molto lontano. In quel paese dove mi sarei voluto rifugiare pur di non riconoscere me stesso. Che travaglio interiore…
Mi emoziono nel vedere me stesso nel lontano passato e riconoscere in quel processo di democratizzazione il futuro. Alcune persone che non ci sono più, hanno lasciato un segno profondo. Chissà se sarò capace di portarmi appresso alcuni pezzi della loro eredità. Decido di provarci.
domenica 25 dicembre 2011
Hale Bopp

Quando passava davanti a queste finestre la cometa Hale Bopp era il 1997. La ricordo ancora, sfrigolare nel cielo pieno di stelle, mentre io guardavo fuori dal balcone del salotto di casa dei miei. Da questo balcone. Era tutto diverso. Io non ero quello che sono, non sapevo che sarei stato quello che sono.
Ma qui nulla sembra trascorrere. Niente sembra passare. cambiano solo le apparenze delle cose, ma la sostanza rimane immutata. Sembra che tutto sia abbandonato al gelo del silenzio notturno.
Come spesso accade in questo periodo, mi ritrovo a fare delle considerazioni di fine anno solare. Non è tempo di bilanci, di questi tempi i piatti darebbero risultati impietosi. Posso solo aprire delle questioni, per poi mai chiuderle. Non so se è saggio. Ma provo a farlo.
Mi confronto con l’invecchiamento di quello ch emi circonda. Della mia famiglia, delle mie idee, dei miei ideali, della mia pelle.
Mi sgorgano lacrime amare se penso alla sofferenza accumulata. Penso che sia tutto profondamente ingiusto, ma vedo allo stesso tempo una vita impossibile che trascorre fra queste mura.
Vedi, che non è possibile nemmeno fare considerazioni di fine anno? Tutto si abbarbica a qualche ricordo, che torna, si interroga sul presente e poi svanisce.
Non vorrei arrivare in profondità perché ho paura di trovarci qualcosa di sgradevole. “L’atro fondo” che ho tanto amato, meglio che non riporti a galla le visioni. Sarebbe meglio se potessero rimanere sepolte per sempre.
Chissà dov’è adesso la cometa Hale Bopp, andrò a fare una ricerca per capire se ancora transita in quest’universo o anch’essa si è esaurita. Ritornerà visibile prima che il mio tempo su questa terra finisca?
Temo che quella visione sia stata unica e passeggera proprio come le coltellate di una partenza e di un eterno ritorno. Di una netta separazione fra due vite che non vogliono conciliarsi, che non lo possono. La cometa Hale Bopp, in una notte scura, è profondo paradigma di un dolore viscerale.
martedì 25 ottobre 2011
Le leggi fondamentali della stupidità umana

"Le leggi fondamentali della stupidità umana" di Carlo M. Cipolla è un libro che mi metterò a cercare da domani stesso.
Un articolo sull'edizione della Domenica del Sole 24 ore mi ha introdotto a quest'autore di cui non avevo sentito assoultamente nemmeno il nome.
Diciamo che la semplice recensione del libro mi ha galvanizzato. Meraviglioso è il punto in cui l'autore spiega per che cosa sta la M. fra il nome e il cognome dell'autore. E ancor più soprendente la spiegazione: non sta per nulla! Anzi, sta per M.
Irreprensibile come un teorema matematico.
Ma Cipolla - cervello in fuga ante-litteram, fuggì a Berkeley negli anni '50 - ha dovuto aspettare fino ad oggi la pubblicazione del suo libro nella lingua in cui fu scritto in origine: l'inglese.
Non voglio farla lunga: vi riporto le 5 leggi della stupidità umana di Cipolla, che sono a mio avviso una delle cose più belle che ho letto negli ultimi anni.
1.Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
3. Una persona è stupida se causa un danno a un'altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.
Devo confessare che quando ho letto la quarta legge sono rimasto sconvolto. Se applico a me stesso questo principio, credo di avere sperperato un patrimonio.
Meglio tardi che mai: d'ora in poi so cosa non dover fare.
Avrei delle dediche particolari da fare a questo post, ma per ora me le risparmio. Se mai lo riterrò opportuno ho già in mente una prima lista di nomi!
giovedì 8 settembre 2011
Un misero obolo al monte della pietà dei giusti

In questi giorni in cui ho annullato me stesso per dedicarmi al lavoro e al volontariato tutte le sere fino a tardi, sento improvvisamente il bisogno di scrivere. Lo sento forse per fissare una sensazione. Mi capita molto spesso anche quando sono per strada e non ho null’altro per scrivere meno che il cellulare. E allora mi metto a digitare sullo scomodo tastierino delle piccole note che poi molto spesso non diventano nulla.
Il bisogno di scrivere nasce dalla necessità di fissare delle sensazioni.
Sento che sto entrando in una nuova fase della mia vita. Sento proprio che a questo rientro dalle vacanze, qualcosa si è modificato e sta per iniziare un nuovo corso. Mi è successo già molte volte in passato e ogni volta questa sensazione mi è passata addosso lasciandomi un segno. Non mi sono mai sbagliato: quando ho percepito questa sensazione, poi effettivamente c’è stato un cambio di corso.
Il primo e fatale viaggio verso Roma, solo e carico di valigie. Di notte.
Il trasloco da Via Carlo Alberto e dalla mia vita da adolescente. La laurea.
Il trasloco da Monteverde e l’inizio del nuovo corso lavorativo. La casa.
Il dirompente bisogno di rimettere al centro me stesso. Questo autunno incipiente.
Se voglio fissare questa sensazione dico che sono sul baratro della disillusione, Anzi no, forse non è la parola giusta. Non sono sul baratro della disillusione, sono sul limitare della lucida consapevolezza che non esiste nulla meno che la propria autosufficienza.
E mentre penso a questo vedo mia madre che a un migliaio di chilometri di distanza a quest’ora si muove fra le mura della casa di montagna, sta preparando il pranzo. Sola, autosufficiente da me, da sé, dal mondo che continua. Dal mio dolore degli affetti spezzati, in modo acerbo. In modo ingiusto.
Pochi giorni fa manifestavo tutto il mio disagio nel dire che non sono più disposto a dover comprendere le debolezze altrui quando nessuno cerca di capire le mie. NOn sono stato nemmeno degnato di considerazione: come se parlassi al vento. È proprio vero: i miei difetti vengono ampliati e sonorizzati, nessuno è disposto a fare sconti. E forse è giusto che sia così. E gli altri? Perché io devo per forza capire, accomodare i difetti e i limiti altrui?
Ho imboccato una strada tortuosa che mi porta verso la scarsa tolleranza e l’isolamento progressivo.
Me lo devo dire apertamente, non ho più voglia di continuare a comprendere per non essere compreso. A costo di dover pagare qualche ulteriore prezzo. Tanto… visto quello che succede in questo Paese in cui mi sono ritrovato a nascere, che cos’è quest’ulteriore prezzo? Un misero obolo al monte della pietà dei giusti.
domenica 28 agosto 2011
Interrogativi post-vacanze
Sarà stato perché ho riposato per tre settimane di fila o perché mi sono ammalato d'estate, ma sta di fatto che il mio cervello non fa altro che porsi interrogativi a raffica. E il dramma è che riesco a trovare una risposta solo per quelli davvero terra terra.
Essere stato in vacanza mentre il paese andava a picco è stata un'esperienza decisamente particolare. Mi sembrava di essere il ricco proprietario di una villa nella zona di Minamisanriku in Giappone che dall'alto della montagna vede arrivare il portentoso tsunami e portarsi via tutto, riducendo la materia in un'orribile poltiglia. Io nel frattempo facevo prendere aria al cervello, mentre nel Paese tutto andava all'aria.
In questi giorni mi sono chiesto davvero che senso ha fare un progetto di vita sacrificando la propria esistenza per poi finire rovinati in un secondo da qualcuno che ha sede in un lussuosissimo edificio a New York e fa una cosa chimerica detta "agenzia di rating".
Ho finito di leggere il libro Underground di Haruki Murakami, una raccolta di interviste alle vittime dell'attentato al sarin nella metropolitana di Tokyo del 1995, ma anche ad alcuni affiliati della setta Aum, autrice del disastro (sarebbe più giusto trascrivere Ohm... ma non so perché hanno preferito questa trascrizione). Leggendo il libro mi sono fatto un'idea ancora più approfondita dei meccanismi di solidarietà e di interrelazione fra i giapponesi, di quanto avessi potuto fare in passato, pur essendo stato fisicamente nel paese del Sol Levante.
Mi sono anche chiesto che senso ha avuto impiegare 4 anni e oltre della mia vita a imparare quella lingua e laurearmi per vedere poi che di quelle conoscenze non frega niente a nessuno e che se non mi fossi dato a fare altro avrei fatto la fine del disoccupato.
Sono stato a Montecarlo a visitare la città e ho parlato con le altre persone con cui sono andato delle nostre vite lavorative e delle umiliazioni e asperità che ci troviamo ad affrontare per vivere dignitosamente. Non posso nascondere che è stato buffo trovarmi in uno dei posti più ricchi del mondo e affrontare questi discorsi, però è andata proprio così. Il mio furore ideologico è diventato quasi violento, mentre una delle ragazze mi raccontava che ancora non aveva percepito lo stipendio di luglio e che ad agosto non avrebbe preso un centesimo di euro di stipendio e dall'altra parte della strada una monegasca di merda portava a spasso due cagnolini gemellini con i vestitini di Armani.
Mi sono chiesto a che cosa serva essere giovani, andare all'università, farsi un mazzo quanto una casa, utilizzare tutto il proprio entusiasmo e dare il meglio di sé per finire a fare gli schiavi di qualche stronzo che porta i soldi guadagnati sfruttando i nuovi negri in paradisi fiscali come quello.
Le domande che mi sono posto sono state molte altre. Mi limito a queste per il momento, perché domani dovrò tornare a lavorare e di interrogativi me ne dovrò porre ancora molti. Siccome rischio di non reggere il peso, mi fermo qua.
Essere stato in vacanza mentre il paese andava a picco è stata un'esperienza decisamente particolare. Mi sembrava di essere il ricco proprietario di una villa nella zona di Minamisanriku in Giappone che dall'alto della montagna vede arrivare il portentoso tsunami e portarsi via tutto, riducendo la materia in un'orribile poltiglia. Io nel frattempo facevo prendere aria al cervello, mentre nel Paese tutto andava all'aria.
In questi giorni mi sono chiesto davvero che senso ha fare un progetto di vita sacrificando la propria esistenza per poi finire rovinati in un secondo da qualcuno che ha sede in un lussuosissimo edificio a New York e fa una cosa chimerica detta "agenzia di rating".
Ho finito di leggere il libro Underground di Haruki Murakami, una raccolta di interviste alle vittime dell'attentato al sarin nella metropolitana di Tokyo del 1995, ma anche ad alcuni affiliati della setta Aum, autrice del disastro (sarebbe più giusto trascrivere Ohm... ma non so perché hanno preferito questa trascrizione). Leggendo il libro mi sono fatto un'idea ancora più approfondita dei meccanismi di solidarietà e di interrelazione fra i giapponesi, di quanto avessi potuto fare in passato, pur essendo stato fisicamente nel paese del Sol Levante.
Mi sono anche chiesto che senso ha avuto impiegare 4 anni e oltre della mia vita a imparare quella lingua e laurearmi per vedere poi che di quelle conoscenze non frega niente a nessuno e che se non mi fossi dato a fare altro avrei fatto la fine del disoccupato.
Sono stato a Montecarlo a visitare la città e ho parlato con le altre persone con cui sono andato delle nostre vite lavorative e delle umiliazioni e asperità che ci troviamo ad affrontare per vivere dignitosamente. Non posso nascondere che è stato buffo trovarmi in uno dei posti più ricchi del mondo e affrontare questi discorsi, però è andata proprio così. Il mio furore ideologico è diventato quasi violento, mentre una delle ragazze mi raccontava che ancora non aveva percepito lo stipendio di luglio e che ad agosto non avrebbe preso un centesimo di euro di stipendio e dall'altra parte della strada una monegasca di merda portava a spasso due cagnolini gemellini con i vestitini di Armani.
Mi sono chiesto a che cosa serva essere giovani, andare all'università, farsi un mazzo quanto una casa, utilizzare tutto il proprio entusiasmo e dare il meglio di sé per finire a fare gli schiavi di qualche stronzo che porta i soldi guadagnati sfruttando i nuovi negri in paradisi fiscali come quello.
Le domande che mi sono posto sono state molte altre. Mi limito a queste per il momento, perché domani dovrò tornare a lavorare e di interrogativi me ne dovrò porre ancora molti. Siccome rischio di non reggere il peso, mi fermo qua.
venerdì 5 agosto 2011
La stagione sciatta

E' arrivata la stagione sciatta.
Non trovo miglior modo per definire l'estate. Il momento in cui la città, che già di per sé non è uno spettacolo, ora si riempie di gente ciavattara, in canottiera o addirittura a torso nudo per le strade, nei giardini...
Ma non è questo quello che più mi infastidisce di questa stagione, bensì la sciatteria italiana che se è già a livelli alti in generale, si amplifica in modo spaventoso in questi mesi. Chi lavora lo fa tanto per farlo... chi cerca un qualsiasi servizio, lasciamo perdere... Ma chi l'ha detto che per oltre un mese il nostro sistema produttivo (inclusi i neuroni) debba andare in vacanza?? E poi domanda molto più attuale: siamo sicuri che possiamo continuare a permetterci tutto ciò in un momento come questo in cui c'è un sacco di gente disperata al limite della fame e la politica approfitta della disattenzione generale per far manbassa di tutto quello che capita??
CHIUSI PER FERIE
Questa è la risposta.
Io questa stagione sciatta la detesto ed è per questo che oggi mi sono messo una camicia rossa e sono andato in giro per le strade prendendomi cura di me meglio che potevo.
La colonna sonora di questo post è sicuramente "Autumn leaves" di Paolo Nutini (http://www.youtube.com/watch?v=EGBDXR3EPjE).
E voi giustamente mi chiederete che c'entrano le foglie d'autunno con l'estate? Guardatevi attorno nei pochi viali alberati rimasti. E fatelo in fretta perché vista la cementificazione in arrivo ne rimarranno sempre meno...
Le larghe foglie degli alberi cadono già in agosto. una foglia caduta d'estate fa più male di cento foglie cadute in autunno. Che cada una foglia d'autunno è più che normale, che ne cada una d'estate no.
Oltre che una stagione sciatta, è anche una stagione crudele.
Buone vacanze, Italia, dormi che a settembre ti sveglierai ancora più impoverita di come ci siamo lasciati.
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