giovedì 16 luglio 2015

Offeso

"Dillo pure che sei offeso
da chi distrugge un entusiasmo
da chi prende a calci un cane.."

Un caldo e maledetto luglio. Lungo, con speranze soffocate nel nascere. Entusiasmi distrutti che nascono e muoiono come neonati strozzati da un cordone ombelicale.
Non ci trovo nulla di male nel piangere. Sono solo gocce salate che si fondono con il sudore di questa maledetta afa di luglio.

Ritrovarsi a maledire la propria vita. Le angosce del passato che non esitano a scomparire. La voglia di ritrovarsi a prendere coraggio. Lo sguardo dell'amica anziana che da lontano ti protegge.
Nulla può consolare. Il sole tramonta comunque. E il giorno dopo è sempre più pallido e più afoso di quello precedente.

Non trovo la forza per confontarmi nemmeno con chi mi ha dato l'onere di vivere. Risorgere dalle ceneri, scriveva qualcuno. Come l'araba fenice. O rimanere storditi a guardare un soffitto che disprezzi.
Forse meglio sparire. Almeno per un po'.



"Quando vivere diventa un peso,
quando nei sondaggi il tuo parere non è compreso
quando davanti al sole la mattina non sei più sorpreso"

giovedì 9 aprile 2015

L'equatore



Non c'è niente di più brutto del dare per scontate le cose. Soprattutto le più semplici. 
Sentire i brividi addosso per il semplice fatto di percepirsi negli anni 70 nel bel mezzo del 2015. In Ecuador. O per lo meno così mi sembra. Io gli anni 70 in Italia non lo ho vissuti. Me li hanno raccontati; al massimo li ho percepiti. Ma niente di più. 
Poi ti si materializzano sotto gli occhi. Mentre fai la guerra al fuso orario. E non solo a quello. 
Fai la guerra contro te stesso. Ti chiedi che cosa ci fai qui; e quando dici qui, non ti riferisci a Quito o all'Ecuador. Ti riferisci a qui sulla terra. 
Per dolorosa o meno che sia l'esperienza del viaggio e della lontananza, una cosa mi ha inciso sulla pelle senza dubbio. Che viaggiare per cercare se stessi o la chimera della gioia/felicità/serenità è nient'altro che una emerita balla.
Se la cosiddetta gioia non riesci a trovarla nella stradina del tuo quartiere, non la troverai né ai tropici, né nella metropoli affollata, né nel bel mezzo delle Ande. Gelide, ti rimarranno a guardare e tu impotente al massimo verserà qualche inutile e amara lacrima.
Non fate altro che dirmi di godermi la vita e di prendere tutto alla leggera. ‎Lo farei volentieri. Prima però temo di dover morire un'altra volta.


giovedì 5 marzo 2015

Il bianco del soffitto

Fa ancora freddo e tutto si confonde.
Il lato oscuro delle cose. Duro da scalfire.
Dentro solo confusione amara.
Doloroso come strappare una foglia dalla base.
Farle presentire la terra, ritrovarsi adagiata sul cemento.

giovedì 7 agosto 2014

Momenti che non dimentichi: Bali, Australia (Melbourne)

Momenti che non dimentichi in Australia

Svegliarti la mattina rendendoti conto che sei dall'altra parte del mondo per via di versi degli uccelli che mai hai sentito prima

Passeggiare sulla spiaggia di St. kilda e vedere che su un lampione sono appoggiati 3 grossi pappagalli rossi

Andare alla cerimonia di apertura di una mostra sull'inizio dell'attivismo lgbt in Australia insieme a uno dei soggetti fotografati

Trovare a fianco della mostra di cui sopra, un'altra mostra i cui soggetti sono meravigliosi ulivi secolari pugliesi.

Vedere la testa di un wallaby spuntare fra la vegetazione mentre sei intento a passeggiare su un sentiero che porta al Lago dei Cigni di Phillip Island


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Momenti che non dimentichi a Bali

Ritrovarsi fermi per oltre un'ora sotto la tettoia di un ristorante chiuso a Ubud insieme a tre balinesi che non parlano una parola di inglese, mentre imperversa un acquazzone

Farsi sfilare tre volte dalle braccia una borsa di tela dalle scimmie nel tempio sacro delle scimmie di Ubud

Andare a fare shopping l'ultimo giorno a Ubud e comprare tanti oggetti tipici per quel luogo. Rimanere nel negozio fino alla chiusura a contrattare i prezzi e vedersi offrire un passaggio in motorino per le tortuose strade di Ubud, di notte, dalla commessa. Chiaramente senza casco

Bere un cocktail di anguria, zenzero e mango davanti alle risaie con vista sulla giungla accompagnato dal solo gracidare delle rane e dal chiacchiericcio in balinese



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Consigli non scritti nelle guide turistiche

Se vuoi andare in bicicletta a Ubud, devi avere un minimo di prestanza. E nonostante ciò sarai costretto in alcuni punti a scendere dalla bici per via della pendenza estrema.

Mai portare oggetti appariscenti o borse di tela (nemmeno bottiglie di plastica) quando vai a visitare la foresta sacra delle scimmie a Ubud.

Non avere mai visto una donna incinta per strada. Eppure a Bali ci sono moltissimi bambini, i contraccettivi non si trovano e mi hanno detto che gli orfanotrofi sono purtroppo affollati.


giovedì 31 luglio 2014

Puputan

Un puputan, la cosa più straordinaria di cui ho letto sulla storia di Bali. Un evento incredibile su cui mi pare sia stato scritto poco, almeno nelle lingue occidentali che conosco. Ho fatto diverse ricerche su internet, ma forse se ne scrive poco per la vergogna che noi occidentali dovremmo provare.

Ecco i fatti. 1906, gli olandesi decidono di inferire il loro ultimo colpo mortale a questo paradiso chiamato Bali, tentando di conquistare anche la parte rimanente dell'isola, il sud, che fino a quel momento non erano ancora riusciti a sottomettere.
Avrebbero però incontrato una resistenza straordinaria in questo ultimo atto. Una resistenza unica e irripetibile, tragica e gloriosa, incredibilmente crudele e coraggiosa allo stesso tempo.

I reali balinesi, una volta capito che sarebbe arrivata la loro fine, si preparano all'evento assieme a un altro migliaio di isolani. Si rinchiudono nel palazzo, preparano i loro abiti più sfarzosi, tirano fuori i loro gioielli più preziosi. Si preparano alla più somma cerimonia. Quando sentirono che il nemico era alle porte, uscirono dal palazzo reale e gli diedero fuoco, distruggendolo interamente. Lo consegnarono alle fiamme e alla cenere piuttosto che darlo in mano al loro nemico. Armati solo di qualche lancia e pochi altri strumenti bellici si avviano in una processione maestosa, colorata, quasi gioiosa.
Una volta di fronte al nemico, si fermano. Gli olandesi li implorano di arrendersi, ma così non sarebbe stato. Non avrebbe potuto essere. Ricevuti i primi colpi di fuoco dagli olandesi, cominciano ad uccidersi fra loro, per poi lasciarsi sterminare. Ma l'atto più coraggioso lo compirono le donne. In prima linea, cominciarono a strapparsi i gioielli che indossavano e a lanciarli in modo sprezzante verso il nemico.
Un popolo così pacifico, che già aveva subito il confino su quest'isola per via dell'invasione musulmana, non poteva che lasciarsi distruggere che così.
Fu così che Bali divento un altro piccolo, insignificante pezzo delle Indie Olandesi Orientali.

Un puputan, ecco quello che ci vorrebbe anche nella mia vita. E in parte così e' già stato. Hanno combattuto una guerra contro le mie passioni più forti, i miei sentimenti più profondi. Si sono lanciati in un'opera di distruzione, senza nemmeno tentare la nobile arma del dialogo. D'altronde, cos'altro avrebbero potuto fare questi oppositori.
Io però sento di essermi comportato proprio come questi gloriosi balinesi: mentre i vigliacchi e le vigliacche sferravano i loro ultimi colpi, io ho scagliato loro i miei migliori gioielli. La verità e' che non sono stato ucciso. Sono loro che credono di aver conquistato un altro piccolo pezzo di Indie orientali. Quanta povera, gretta, misera illusione.

domenica 27 luglio 2014

L'isola dei sogni

Sta per iniziare, il viaggio. Sono solo 10 giorni. Avrei voluto (e forse anche potuto) rimanere almeno un mese. Solo 6 ore di aereo mi separano da questo posto immerso nell'oceano. Che poi mi chiedo quale sia la grande differenza col posto dove sono nato e cresciuto... In senso strettamente geografico, chiaramente. Una stretta penisola circondata interamente dal mare, relativamente isolata da tutto il resto.

Venire nell'altro emisfero ed entrare nella percezione di chi vive qui in questo continente isolato aiuta noi europei a ricalibrare le distanze, a diventare un po' più padroni delle dimensioni in relazione all'emisfero. Visitare l'Australia con un volo che la sorvola da est verso nord ovest: la costa vicino Melbourne, il golfo di Saint Vincent e poi tutto il deserto interno; ore di nulla, o meglio di terra rossa disabitata. Come sono diversi questi paesaggi dall'Europa che oramai sorvolo praticamente ogni settimana!

Guardando fuori dal finestrino dell'aereo penso a come debba essere la vita umana in questi posti estremamente desolati, cosa si provi a percorrere in auto una di queste strade in mezzo al deserto per ore, con il rischio (o la fortuna) di non incontrare anima viva lungo tutto il tragitto. Più penso a queste terre, più mi chiedo per quale motivo gli uomini si siano sforzati a venire qui a contaminarle con le nostre inutili e dannose attività. Sarebbe stato meglio lasciarle alla natura e alle poche popolazioni indigene che per qualche ragione oscura già si trovavano qua. Wominjieka (benvenuti, nella lingua indigena dei Kulin - un pezzo di terra oggi chiamato Victoria).

Ps. L'isola dei sogni era anche il titolo del romanzo che ho tradotto per la mia tesi di laurea (un romanzo noir/hard boiled dello scrittore giapponese Osawa Arimasa).

giovedì 24 luglio 2014

Mindfulness @ #aids2014

Mindfulness @ #aids2014

"We would like to pay our respect to the people of the Kulin nation and to the elders of this land."

Questa e una frase che viene pronunciata all'inizio di ogni evento che si svolge nel contesto della conferenza sull'Aids a Melbourne. Molto bello ringraziare le popolazioni indigene per l'ospitalità che concedono a noi occidentali nella loro terra. Meraviglioso l'invito al rispetto, alla cura della terra che ci accoglie; molto alla moda pure, mi verrebbe da dire....
Ma poi? Poi vedi che Melbourne è una città dove continuano a costruire grattacieli e più non posso e dove il fiume che scorre verso il mare ha un colore prossimo al marrone.
Non so...mi sembra di percepire in questa stanca formula recitata come un mantra... molta ipocrisia. Come sempre, spero di sbagliarmi.

Queste conferenze mondiali sono come uno dei migliori koan zen. Ci puoi trovare tutto e nulla. 
Le cose migliori, come prevedibile, non sono scritte nel programma. 

Mi ritrovo a parlare in un workshop organizzato dall'ILO in cui presentano uno studio sulle cosiddette "popolazioni chiave" in materia di contagio HIV. Dopo il workshop mi si avvicina Ken Davis, il compagno australiano con cui ero stato in contatto prima di arrivare qua per l'organizzazione di una sessione in cui devo intervenire io stesso.

Mi ritrovo seduto al tavolo con lui e con un altro sindacalista di lungo corso, attivista lgbt e politico. Appena viene fuori che sono un cgil... La prima cosa che salta fuori e' la loro passione per il PCI! Che...purtroppo non esiste più da un pezzo in Italia! Ma questo chiaramente lo sanno. Grazie a loro scopro un po' di storia e attualità politica australiana, un po' di geografia e di informazioni sulla politica, sul movimento lgbt e sulla lotta all'AIDS nel continente. E naturalmente trovo molte similitudini con la mia lontana Italia.

Melbourne e' la città più australiana, mi dicono. Quella col clima peggiore, mutevole e imprevedible: la città delle 4 stagioni in un solo giorno. Quella con la più grande comunità italiana in Australia.

Non tardo a scoprirlo. Bisognoso di aria e di un supermercato, decido di uscire e fare quattro passi alla ricerca di un caffè per non soccombere agli effetti del fuso orario. Mi imbatto in un angolo di Italia schiacciato fra i grattacieli del centro città.
Entro e pochi minuti dopo esco. 
Un caffè pessimo, una massa di caproni italiani che urlano parolacce fra loro, un fiume in piena di volgarità e malcostume.
Insomma, il peggio che l'Italia può esportare e' arrivato fino a Melbourne. Nn ne sentivo la mancanza.

Meno male che decido di rientrare nel centro congressi, dove partecipo, quasi per caso, a un workshop siccome evitare il burn out facendo attivismo. Un argomento che mi interessa parecchio. Una delle ragioni per cui mi trovo qua del resto, e' anche la necessità di fuggire dalla mia routine e tagliare con la invita quotidiana. Due attivisti australiani ci guidano durante il workshop. Che si rivela un esercizio collettivo di ascolto, confronto e "mindfulness". Sono riuscito a trovarsi con una ventina di sconosciuti in una stanza e sentirmi a mio agio con me stesso. Meglio... Mi sono trovato a pensare a me stesso mentre attorno a me ruotano in u emisfero diverso da quello i cui vivo, migliaia di persone sconosciute. Ho cominciato a fare pace con me stesso durante la conferenza. Il viaggio e' solo all'inizio. Ma non poteva cominciare in modo migliore.

"I tried to be reasonable, I didn't like it" Clint Eastwood